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Ascesa e Declino di Forza Italia

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Politica Italiana

Ascesa e Declino di Forza Italia

By on February 15, 2017
Partito Forza Italia

Nel periodo successivo a Tangentopoli, il panorama politico italiano era molto frammentato e in balìa di una crisi ideologica senza precedenti.

L’identificazione partitica era ormai un lontano ricordo, la popolazione italiana era disillusa e convinta che un risanamento della politica sarebbe stato difficile, se non impossibile. Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo divennero gli eroi della vicenda “Mani pulite”, i cavalieri dalle armature scintillanti che combattono la corruzione italica.

Nel 1994, però, succede che un altro Cavaliere, un imprenditore meneghino, con un passato da intrattenitore su lussuose navi da crociera, decide di “scendere in campo” e lo fa con uno stile diverso e originale, uno stile che diventerà il suo marchio di fabbrica.

Silvio Berlusconi è stato il vero e proprio business man, capace di trasformare la politica italiana in azienda; non a caso le sue campagne elettorali sono state studiate e progettate da esperti di marketing e di comunicazione. Ha usato tecniche di convincimento e di persuasione, è arrivato al cuore più che alla testa degli elettori. Ed è qui che ha vinto.

Il “politichese” è stato sostituito da un linguaggio più semplice e diretto, quasi didattico; anche il linguaggio del corpo è cambiato radicalmente con Berlusconi, ad esempio non parlando più dall’alto di un piedistallo ma tra le gente.

L’essere il proprietario di una società calcistica, il Milan, ha aiutato sicuramente; gli italiani, si sa, adorano il calcio e lui ha fatto bingo.

Anche qui, non è stato un caso il fatto che sia “sceso in campo”; una metafora prettamente sportiva che ha creato affezione ad un partito che di lì a poco sarebbe diventato personale e che avrebbe dato vita in Italia al primo processo di presidenzializzazione.

Forza Italia, aveva, infatti, come unico obiettivo portare al potere il suo leader.

Il momento che ha consacrato Berlusconi leader indiscusso della politica italiana nei primi anni ’90, è stato il discorso della sua discesa in campo, appunto. “L’Italia è il paese che amo” è l’incipit pronunciato alla sua televisione; prosegue, poi, in modo diretto, con un attacco esplicito alle sinistre che hanno rovinato il Paese.

Berlusconi si è presentato come “uomo nuovo”, capace di cambiare le cose in meglio e di riportare l’Italia alla ribalta politica.

E ci è riuscito, non positivamente però. Il 22 dicembre 1994, dopo neanche un anno dall’insediamento, Berlusconi si dimise.

Nel 2001 vinse le politiche: il suo è stato il governo più longevo della storia politica italiana, dopo il governo Mussolini. La sua legislatura fu un continuo alternarsi di successi politici e di scivoloni, mentre il fantasma del “conflitto di interesse” aleggiava costantemente tra le fila dell’opposizione.

Il leader di Forza Italia ha governato altre due volte, non portando a termine la legislatura. L’ultimo mandato ha caratterizzato il declino, morale e politico, della sua persona e del suo partito personale. Le vicende delle “olgettine” e di “Ruby rubacuori” hanno buttato giù il castello di carte che per quasi vent’anni ha costruito.

La popolarità del ’94 è andata affievolendosi piano piano, la sua verve politica è ormai appannata. Come in tutte le cose della vita, anche per il partito di Berlusconi c’è stato un apice e un affondo; i processi, gli scandali e le sue battute infelici di certo non lo hanno aiutato a restare in piedi.

Ma con lui tutto è possibile e non si esclude il ritorno.

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